La vita, i misteri e l'eredità immortale del santo più amato della cristianità
A cura della Redazione di Mondo Arcano
L'Inizio: Da Mercante a Mistico
Nel cuore dell'Umbria medievale, tra le mura di pietra rosa di Assisi, nacque intorno al 1181-1182 colui che sarebbe diventato uno dei santi più venerati e rivoluzionari della storia cristiana. Giovanni di Pietro di Bernardone, questo il suo nome di battesimo, venne ribattezzato "Francesco" dal padre Pietro, un ricco mercante di stoffe che commerciava frequentemente con la Francia e che sperava di trasmettere al figlio l'amore per quel paese e i suoi affari.
La giovinezza di Francesco fu quella tipica di un rampollo dell'alta borghesia medievale: vita dissoluta, feste sontuose, sogni di gloria cavalleresca. Affascinato dagli ideali della cavalleria e dalle gesta dei trovatori provenzali, il giovane Francesco era noto per la sua generosità, il suo carattere allegro e la sua predilezione per abiti eleganti. Partecipò alla guerra tra Assisi e Perugia nel 1202, venne catturato e trascorse un anno in prigionia. Fu durante questa detenzione che qualcosa dentro di lui iniziò a cambiare.
La Conversione: L'Incontro con il Crocifisso
Il processo di conversione di Francesco non fu improvviso, ma graduale e costellato di episodi mistici che ancora oggi suscitano profonda riflessione. Tornato dalla prigionia, si ammalò gravemente. Durante la convalescenza cominciò a percepire un crescente senso di vuoto esistenziale e un'inspiegabile repulsione per la vita mondana che aveva condotto fino ad allora.
L'episodio più famoso della sua conversione avvenne nel 1205 nella piccola chiesa diroccata di San Damiano, appena fuori le mura di Assisi. Mentre pregava davanti al crocifisso bizantino, Francesco udì una voce provenire dall'immagine di Cristo: "Va', Francesco, e ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina". Inizialmente interpretò letteralmente questo comando, vendendo stoffe dal magazzino paterno per restaurare chiesette abbandonate.
Il contrasto con il padre raggiunse l'apice nel 1206, in una scena drammatica che si consumò nella piazza principale di Assisi, davanti al vescovo Guido. Pietro Bernardone, furioso per il comportamento del figlio, lo trascinò in tribunale ecclesiastico esigendo la restituzione del denaro e la rinuncia all'eredità. La risposta di Francesco fu scioccante: si spogliò completamente dei suoi abiti, restituendoli al padre insieme a ogni bene materiale, e pronunciò parole che entrarono nella leggenda: "Fino ad oggi ho chiamato te mio padre sulla terra; d'ora in poi posso dire con tutta sicurezza: Padre nostro che sei nei cieli".
Il Movimento Francescano: Una Rivoluzione Spirituale
Francesco non fondò immediatamente un ordine religioso nel senso tradizionale. Ciò che creò fu piuttosto un movimento di fratelli itineranti che vivevano letteralmente il Vangelo, nella povertà assoluta e nella gioia radicale. La sua prima "regola" fu semplicemente una raccolta di passi evangelici, in particolare il brano in cui Gesù invia i discepoli nel mondo senza oro né argento, senza bisaccia né bastone.
I primi compagni si unirono a lui tra il 1208 e il 1209: Bernardo da Quintavalle, un ricco cittadino di Assisi; Pietro Catani, un canonico e giurista; Egidio, un contadino semplice. Nel giro di pochi anni, il gruppo crebbe fino a dodici membri. Nel 1209 o 1210, Francesco si recò a Roma per ottenere l'approvazione orale della sua regola da Papa Innocenzo III.
Secondo la leggenda tramandata da Tommaso da Celano, primo biografo di Francesco, il Papa inizialmente esitò. Ma quella notte fece un sogno profetico: vide la Basilica Lateranense, madre di tutte le chiese, sul punto di crollare, e un piccolo uomo povero e dimesso che la sosteneva con le sue spalle. Riconoscendo in quel piccolo uomo Francesco, il Papa gli concesse l'approvazione.
Nel 1212, Francesco accolse anche Chiara degli Offreducci, una giovane nobildonna di Assisi che fuggì dalla casa paterna per abbracciare la vita di povertà. Nacque così il Secondo Ordine francescano, le Clarisse, comunità di donne contemplative che vivevano in clausura ma secondo gli stessi ideali di povertà radicale.
Le Opere e gli Scritti: La Voce del Poverello
A differenza di altri grandi mistici e teologi del suo tempo, Francesco non fu un intellettuale nel senso tradizionale. I suoi scritti sono pochi ma di straordinaria intensità spirituale e poetica. Diffidava dell'eccessivo studio teologico, temendo che potesse allontanare i frati dalla semplicità evangelica. Eppure, la sua influenza sulla spiritualità cristiana fu immensa.
Il Cantico delle Creature (1224)
Composto in volgare umbro negli ultimi anni della sua vita, quando era quasi cieco e sofferente, il "Cantico di Frate Sole" rappresenta uno dei primi e più alti esempi di poesia italiana. In esso, Francesco loda Dio attraverso tutte le creature, chiamandole fraternamente "sorelle" e "fratelli": frate Sole, sorella Luna, frate Vento, sorella Acqua, frate Fuoco, sorella Madre Terra, e infine sorella Morte corporale.
Il cantico rivoluzionò il rapporto tra l'uomo e la natura nella spiritualità cristiana, anticipando temi ecologici di straordinaria attualità. Per Francesco, ogni creatura era un riflesso della bellezza divina e meritava rispetto e amore.
La Regola dell'Ordine
Francesco scrisse diverse versioni della regola del suo ordine. La "Regola non bollata" (1221) era più lunga e ricca di citazioni evangeliche. La "Regola bollata" (1223), approvata ufficialmente da Papa Onorio III, è più concisa e strutturata, ma mantiene il cuore del messaggio francescano: povertà assoluta, obbedienza, minorità (essere i più piccoli), predicazione itinerante.
Altri Scritti
Tra gli altri scritti attribuiti a Francesco vi sono lettere ai fedeli, ai custodi dell'Ordine, benedizioni, preghiere come la celebre "Preghiera Semplice" (anche se l'attribuzione di quest'ultima è dibattuta dagli storici) e il "Testamento", dettato poco prima di morire, in cui ribadiva con forza l'importanza della povertà e dell'umiltà.
I Luoghi Sacri: Geografia della Santità
La vita di Francesco è indissolubilmente legata a luoghi specifici dell'Umbria e dell'Italia centrale, molti dei quali sono diventati mete di pellegrinaggio tra le più visitate al mondo.
Assisi
La città natale di Francesco è il fulcro della geografia francescana. La Basilica di San Francesco, costruita dopo la sua morte, è un complesso maestoso composto da due chiese sovrapposte (Superiore e Inferiore) e la cripta dove riposano i resti del santo. Le pareti sono decorate con affreschi straordinari, tra cui il celebre ciclo di Giotto che narra la vita del santo.
Altri luoghi fondamentali ad Assisi includono:
- San Damiano: la chiesetta dove Francesco udì la voce di Cristo e dove Chiara visse con le sue sorelle
- La Porziuncola: la piccola chiesa di Santa Maria degli Angeli, dove Francesco morì, oggi racchiusa all'interno di una grande basilica
- L'Eremo delle Carceri: il ritiro silenzioso sui pendici del Monte Subasio dove Francesco e i primi compagni si ritiravano in preghiera
La Verna
Nel cuore dell'Appennino tosco-romagnolo si erge il monte della Verna, donato a Francesco nel 1213 dal conte Orlando Cattani. Fu qui, nel settembre del 1224, che Francesco ricevette le stimmate, l'evento mistico più straordinario della sua vita. Il santuario della Verna conserva ancora oggi un'atmosfera di intensa spiritualità, con la Cappella delle Stimmate costruita nel punto esatto dove avvenne il prodigio.
Greccio
Questo piccolo borgo nel Lazio è celebre per essere il luogo dove Francesco creò il primo presepe vivente nel Natale del 1223. Volendo far rivivere ai fedeli la scena della natività in modo tangibile e commovente, Francesco allestì una mangiatoia con un bue e un asinello veri, celebrando la Messa in quella umile ambientazione. Questo gesto diede origine a una tradizione che si diffuse in tutto il mondo cristiano.
Altri Luoghi Significativi
- Poggio Bustone: dove Francesco pregò per ricevere il perdono dei suoi peccati
- Fonte Colombo: dove compose la Regola definitiva dell'Ordine
- Gubbio: città legata alla leggenda del lupo addomesticato
- Roma: dove Francesco ottenne l'approvazione papale
I Miracoli: Il Potere del Poverello
Le fonti francescane antiche, in particolare le biografie di Tommaso da Celano e Bonaventura da Bagnoregio, riportano numerosi miracoli attribuiti a Francesco, sia in vita che dopo la morte.
Durante la Vita
Francesco aveva fama di guaritore. Si narrava che toccando gli infermi, pregando su di loro o tracciando il segno della croce, liberasse i malati da ogni sorta di infermità. I lebbrosi, che Francesco abbracciava e curava personalmente superando la sua iniziale repulsione, erano particolarmente oggetto della sua carità taumaturgica.
Celebre è l'episodio del lupo di Gubbio. Secondo il racconto dei "Fioretti di San Francesco", un lupo feroce terrorizzava la città di Gubbio, divorando animali e persone. Francesco uscì incontro al lupo, lo chiamò "frate lupo" e stipulò con lui un patto di pace: gli abitanti avrebbero provveduto al suo sostentamento, e il lupo avrebbe cessato di aggredire. Il lupo accettò, ponendo la zampa nella mano del santo. Per due anni visse mansueto in città, fino alla sua morte.
La Predicazione agli Uccelli
Uno degli episodi più iconici della vita di Francesco è la predica agli uccelli, avvenuta nei pressi di Bevagna. Vedendo una moltitudine di uccelli di diverse specie, Francesco si avvicinò e cominciò a predicare loro, esortandoli a lodare sempre il Creatore. Gli uccelli, secondo il racconto, rimasero immobili ad ascoltarlo, chinando il capo e stendendo le ali, finché Francesco non li benedisse e non diede loro il permesso di volare via.
Le Stimmate: Il Mistero del Serafino Crocifisso
L'evento più straordinario e misterioso della vita di Francesco avvenne nel settembre del 1224, sul monte della Verna, due anni prima della sua morte. Francesco si era ritirato in preghiera e digiuno, meditando sulla Passione di Cristo durante la festa dell'Esaltazione della Santa Croce (14 settembre).
Secondo il racconto dettagliato di Tommaso da Celano e di Bonaventura, durante questa intensa esperienza mistica, Francesco vide apparire nel cielo un serafino con sei ali fiammeggianti. Tra le ali del serafino era crocifissa l'immagine di un uomo, con le braccia distese e i piedi uniti. L'apparizione riempì Francesco di gioia mista a dolore, di consolazione e sgomento.
Quando la visione scomparve, Francesco si ritrovò con i segni della crocifissione impressi nel suo corpo: ferite alle mani, ai piedi e al costato, da cui sgorgava sangue. Le mani e i piedi presentavano escrescenze carnose simili a chiodi, con le teste visibili sul palmo e sul dorso, mentre le punte sporgevano dall'altra parte. La ferita al costato sembrava inferta da una lancia.
Francesco cercò di nascondere queste stimmate, indossando maniche lunghe e calze, ma i frati più vicini le videro, e dopo la sua morte furono esaminate da numerosi testimoni, inclusi medici e prelati. Frate Elia, uno dei suoi compagni più stretti, ne diede testimonianza diretta in una lettera circolare.
Il Dibattito Storico e Scientifico
Le stimmate di Francesco sono il primo caso documentato di questo fenomeno nella storia cristiana (anche se San Paolo parlava metaforicamente di portare nel suo corpo "le stimmate di Gesù"). Nei secoli successivi, altri santi e mistici riportarono lo stesso fenomeno, ma Francesco rimane il più celebre e il meglio documentato.
Gli scettici hanno proposto varie spiegazioni naturali: suggestione psicosomatica, autolesionismo inconscio, fenomeni dermatologici rari. Tuttavia, la persistenza delle ferite per due anni, la loro corrispondenza esatta con le piaghe della crocifissione, e soprattutto le escrescenze carnose simili a chiodi rendono difficile una spiegazione puramente naturale.
Per i credenti, le stimmate rappresentano il culmine dell'identificazione mistica di Francesco con Cristo crocifisso, il sigillo divino sulla sua santità e sulla sua perfetta conformità al Vangelo.
Gli Ultimi Giorni: Il Transito
Dopo aver ricevuto le stimmate, la salute di Francesco, già compromessa da anni di penitenze e privazioni, declinò rapidamente. Soffriva di disturbi allo stomaco, al fegato, alla milza e, soprattutto, di una grave malattia agli occhi che lo rese quasi completamente cieco. Nonostante la sofferenza, Francesco mantenne la sua gioia caratteristica e la sua gratitudine verso Dio.
Nell'estate del 1226, sentendo avvicinarsi la morte, chiese di essere portato alla Porziuncola, il luogo che amava più di ogni altro. Lì, disteso nudo sulla terra nuda (come aveva sempre desiderato, per morire come Cristo in povertà assoluta), benedisse i suoi frati, raccomandando loro fedeltà alla "Signora Povertà" e all'obbedienza.
Chiese che gli fosse letto il Vangelo della Passione secondo Giovanni, quindi fece cantare il Cantico delle Creature, a cui aveva aggiunto da poco le strofe sulla "sorella Morte". Morì al tramonto del 3 ottobre 1226, all'età di circa 44 anni. Secondo le testimonianze, uno stormo di allodole – uccelli che amano la luce e temono il crepuscolo – volò cantando sopra il tetto dove giaceva il corpo del santo, in un tributo straordinario della natura al suo più grande amante.
La Canonizzazione e l'Eredità
Francesco fu canonizzato con straordinaria rapidità il 16 luglio 1228, meno di due anni dopo la morte, da Papa Gregorio IX (lo stesso che da cardinale Ugolino era stato suo protettore). La rapidità della canonizzazione testimonia l'immediato riconoscimento della sua santità e l'enorme impatto che aveva già avuto sulla Chiesa e sulla società.
Il giorno seguente la canonizzazione, il Papa pose la prima pietra della Basilica che avrebbe custodito le spoglie del santo. Frate Elia, contro l'ideale di povertà tanto caro a Francesco, volle erigere una chiesa sontuosa. Il corpo di Francesco venne traslato nella basilica il 25 maggio 1230 e nascosto in un luogo segreto per proteggerlo dai profanatori. La tomba venne riscoperta solo nel 1818, dopo accurate ricerche.
L'Ordine Francescano Oggi
L'Ordine fondato da Francesco si divise nel corso dei secoli in diverse famiglie, tutte ispirate al suo carisma:
- I Frati Minori (OFM), detti anche "Osservanti"
- I Frati Minori Conventuali (OFM Conv.)
- I Frati Minori Cappuccini (OFM Cap.)
A questi si aggiungono il Secondo Ordine (le Clarisse) e il Terz'Ordine Francescano (laici che vivono la spiritualità francescana nel mondo). Complessivamente, la famiglia francescana conta oggi circa 30.000 frati, 20.000 suore clarisse e centinaia di migliaia di terziari in tutto il mondo.
I Misteri e le Controversie
La vita di Francesco, nonostante sia una delle meglio documentate dell'epoca medievale, presenta ancora zone d'ombra e interrogativi che alimentano il dibattito tra storici, teologi e appassionati.
Il Viaggio in Egitto e l'Incontro con il Sultano
Nel 1219, durante la Quinta Crociata, Francesco compì un gesto di incredibile audacia: attraversò le linee nemiche e si presentò al campo del sultano ayyubide al-Malik al-Kamil a Damietta, in Egitto. Le fonti francescane narrano che Francesco propose al sultano di convertirsi al cristianesimo e, di fronte al suo rifiuto cortese, offrì di sottoporsi all'ordalia del fuoco per dimostrare la verità della fede cristiana.
Il sultano, colpito dal coraggio e dalla sincerità di Francesco, lo trattò con grande rispetto, ascoltò le sue parole e lo lasciò libero di andare, ricoprendolo di doni (che Francesco rifiutò). Alcuni storici ipotizzano che questo incontro abbia influenzato le successive trattative di pace. Ciò che è certo è che Francesco tornò dall'Egitto con un rispetto profondo per i musulmani e la loro devozione a Dio.
La "Questione Francescana": Povertà e Potere
Uno dei dibattiti più accesi nella storia dell'Ordine riguarda l'interpretazione del voto di povertà. Francesco aveva voluto una povertà radicale: i frati non dovevano possedere nulla, né individualmente né collettivamente, neppure le chiese in cui pregavano. Dovevano vivere del proprio lavoro manuale o, quando necessario, chiedere l'elemosina.
Già durante la vita di Francesco, e ancor più dopo la sua morte, questa visione entrò in conflitto con le esigenze pratiche di un ordine in rapida espansione che includeva anche studiosi e professori universitari. Si formarono due partiti: gli "Spirituali", che volevano mantenere l'osservanza rigorosa della povertà assoluta, e i "Conventuali", più moderati e disposti a compromessi.
Il conflitto sfociò in aspre controversie teologiche e in accuse di eresia. Nel XIV secolo, alcuni spirituali radicali, detti "Fraticelli", furono perseguitati e alcuni bruciati sul rogo per eresia. La questione della povertà francescana toccava nervi scoperti sulla natura della Chiesa stessa e sul suo rapporto con il potere e la ricchezza.
Francesco e i Catari
Francesco visse in un'epoca in cui il movimento ereticale dei Catari era molto forte in Italia centrale e meridionale. I Catari predicavano un dualismo radicale, il rifiuto della materia come intrinsecamente malvagia, e criticavano duramente la ricchezza e la corruzione della Chiesa.
Alcuni storici hanno ipotizzato che Francesco sia stato inizialmente influenzato dalle idee catare, specialmente nel suo rifiuto della ricchezza e nel suo atteggiamento critico verso il clero corrotto. Tuttavia, a differenza dei Catari, Francesco non rifiutava mai la materia e la creazione (come dimostra il Cantico delle Creature), non negava i sacramenti e non si poneva in aperta opposizione alla gerarchia ecclesiastica.
La sua fu piuttosto una riforma dall'interno, un tentativo di riportare la Chiesa alla semplicità evangelica attraverso l'esempio personale piuttosto che la ribellione. In questo senso, Francesco "salvò" la Chiesa offrendo un'alternativa ortodossa alle istanze di rinnovamento che altrimenti avrebbero potuto alimentare l'eresia.
Le Profezie e le Visioni
Le biografie antiche attribuiscono a Francesco numerose visioni profetiche. Si dice che avesse previsto la divisione all'interno del suo Ordine, il destino di alcuni frati, eventi futuri della Chiesa. Una delle profezie più misteriose riguarda gli "ultimi tempi" e la venuta dell'"Anticristo", tema ricorrente nell'apocalittica francescana del XIII secolo.
Particolarmente enigmatica è la visione che Francesco avrebbe avuto poco prima di morire, descritta nel "Testamento di Siena": una visione di grandi tribolazioni future per l'Ordine e per la Chiesa, ma anche della finale vittoria della povertà evangelica. Queste profezie furono riprese e ampliate dai francescani "spirituali" nei decenni successivi, alimentando correnti millenaristiche.
Il Vero Volto di Francesco
Non esistono ritratti contemporanei certi di Francesco. La prima immagine che potrebbe essere basata su testimonianze dirette è l'affresco nella Basilica Inferiore di Assisi, attribuito a Cimabue, che lo ritrae con un volto magro, occhi intensi, barba e tonsura. Tuttavia, anche questo fu dipinto decenni dopo la sua morte.
Le descrizioni verbali lo ritraggono come un uomo di media statura, corporatura esile, viso allungato, barba nera non folta, capelli scuri. Le rappresentazioni successive, specialmente quelle di Giotto, hanno creato un'iconografia che si è fissata nell'immaginario collettivo, ma quanto corrisponda alla realtà storica rimane incerto.
Curiosità e Aspetti Meno Conosciuti
Francesco e la Musica
Francesco aveva un amore profondo per la musica e la poesia. Prima della conversione, sapeva suonare e cantare, e quest'arte non l'abbandonò mai. Chiamava la preghiera "la musica dell'anima" e la gioia spirituale "il giubileo del cuore". Si narra che negli ultimi giorni di vita, benché sofferente e cieco, chiedesse ai frati di cantare per lui.
Inventò il termine "giullari di Dio" (ioculatores Domini) per definire se stesso e i suoi frati: non dotti teologi, ma menestrelli erranti che cantavano la bellezza di Dio e la gioia del Vangelo.
Il Rapporto con gli Animali
Oltre alla celebre predica agli uccelli e all'episodio del lupo di Gubbio, le fonti riportano innumerevoli altri episodi del rapporto speciale di Francesco con gli animali. Si dice che liberasse lepri e conigli dalle trappole, che chiedesse ai contadini di lasciare parte del raccolto per gli uccelli in inverno, che salvasse agnelli condotti al macello.
Un episodio curioso riguarda le cicale: Francesco amava ascoltarle cantare e le invitava a lodare Dio. Una cicala cantava regolarmente vicino alla sua cella alla Porziuncola, e Francesco dialogava con lei. Quando morì, la cicala scomparve.
Francesco e il Presepe Vivente
Come accennato, Francesco inventò il presepe vivente a Greccio nel 1223. Ma pochi sanno che la motivazione era anche pedagogica: nel Medioevo, le Sacre Scritture erano in latino e incomprensibili ai più. Francesco voleva rendere il mistero del Natale visibile, tangibile, emotivamente accessibile a tutti, specialmente ai poveri e agli illetterati.
Questo gesto è emblematico del suo approccio alla fede: non astratto e intellettuale, ma concreto, incarnato, capace di parlare ai sensi e al cuore prima ancora che alla mente.
La "Perdita" dell'Ordine
Una delle sofferenze più grandi degli ultimi anni di Francesco fu vedere il suo Ordine crescere ed evolversi in direzioni che si allontanavano dalla sua visione originaria. L'Ordine contava ormai migliaia di frati, aveva conventi solidi, frati studiosi che insegnavano nelle università. Francesco si sentiva sempre più estraneo a questa evoluzione.
Nel 1220, dopo il ritorno dall'Egitto, rinunciò formalmente alla guida dell'Ordine, nominando Pietro Cattani prima e poi Elia da Cortona come vicario generale. Questo gesto di umiltà nascondeva anche un senso di impotenza: il suo sogno di fraternità itinerante e povera stava diventando un'istituzione ecclesiastica.
Il Dono delle Indulgenze
Francesco ottenne dal Papa un privilegio straordinario: l'indulgenza plenaria per chiunque, confessato e pentito, visitasse la Porziuncola il 2 agosto o in uno degli altri giorni dell'anno. Questa "Indulgenza della Porziuncola" o "Perdono di Assisi" divenne uno dei più grandi pellegrinaggi medievali e continua ancora oggi.
Francesco nell'Arte e nella Cultura
L'impatto di Francesco sulla cultura occidentale è immenso. È uno dei santi più rappresentati nell'arte di ogni epoca:
- Cimabue e Giotto lo raffigurarono negli affreschi delle basiliche di Assisi
- Dante lo celebrò nel Paradiso (Canto XI) mettendone l'elogio in bocca a San Tommaso d'Aquino
- Roberto Rossellini gli dedicò il film "Francesco, giullare di Dio" (1950)
- Franco Zeffirelli diresse "Fratello Sole, Sorella Luna" (1972), che enfatizzò gli aspetti più poetici e pacifisti
- Innumerevoli opere letterarie, da Kazantzakis a Hermann Hesse, si sono ispirate alla sua figura
Patronati
San Francesco è patrono d'Italia (insieme a Santa Caterina da Siena), patrono degli ecologisti (proclamato da Giovanni Paolo II nel 1979), patrono degli animali, dei commercianti, dei mendicanti. La città di San Francisco in California porta il suo nome, così come molte altre città nel mondo.
Papa Francesco: Un Nome Rivoluzionario
Quando nel 2013 il cardinale Jorge Mario Bergoglio fu eletto Papa, scelse il nome "Francesco", il primo pontefice nella storia a farlo. La scelta era programmatica: un ritorno alla povertà evangelica, un'attenzione particolare ai poveri e agli emarginati, una Chiesa meno monarchica e più fraterna, un nuovo rapporto con la creazione (testimoniato dall'enciclica "Laudato si'", che cita esplicitamente il Cantico delle Creature).
La scelta del nome Francesco da parte di un Papa proveniente dall'America Latina ha riportato al centro del dibattito ecclesiale e mondiale i temi cari al Poverello di Assisi: povertà, semplicità, ecologia, pace, dialogo interreligioso.
Conclusione: L'Attualità di un Santo Medievale
A quasi ottocento anni dalla morte, Francesco d'Assisi rimane sorprendentemente attuale. Le sue intuizioni sulla fratellanza universale, sul rispetto per la creazione, sulla necessità di uno stile di vita sobrio e non consumistico, sul dialogo tra culture e religioni diverse, parlano direttamente alle sfide del XXI secolo.
Francesco non fu un semplice riformatore morale o un fondatore di ordini religiosi. Fu un rivoluzionario spirituale che propose un modello radicalmente alternativo di esistenza umana: una vita liberata dall'ossessione del possesso, aperta alla meraviglia davanti al creato, capace di gioia profonda nonostante (o proprio a causa di) la rinuncia ai beni materiali.
Il suo messaggio più profondo è forse questo: la felicità non sta nell'avere, ma nell'essere; non nel dominare, ma nel servire; non nell'isolarsi, ma nel riconoscersi fratelli e sorelle di ogni creatura. In un'epoca di crisi ecologica, disuguaglianza crescente e smarrimento spirituale, la voce del Poverello di Assisi risuona con forza profetica.
Come scrisse Dante nel Paradiso: "Non era ancor molto lontan da l'orto, / ch'el cominciò a far sentir la terra / de la sua gran virtute alcun conforto". Non erano ancora passati molti anni dalla sua nascita, che già la terra cominciò a sentire il conforto della sua grande virtù. E quel conforto continua, otto secoli dopo, a toccare milioni di cuori in tutto il mondo.
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