giovedì 29 novembre 2012

TERREMOTI: perché la distanza dall'epicentro non garantisce la sicurezza e come funziona realmente la scala Richter. 📈

 

Quando si verifica un forte terremoto, la prima domanda che ci poniamo guardando i telegiornali è sempre la stessa: "Quanto dista l'epicentro dalle grandi città?". Istintivamente, siamo portati a pensare che più ci si allontana dal punto di origine della scossa, più si sia al sicuro.
La realtà sismologica è però molto più complessa e sorprendente: l’energia di un sisma non si propaga in modo uniforme e la geografia dei danni riserva spesso anomalie inspiegabili a un occhio non esperto. Paesi vicini all'epicentro possono uscirne quasi indenni, mentre città situate a 50 o 100 chilometri di distanza possono subire crolli devastanti.
Perché accade questo? E come si calcola la reale potenza di un terremoto? Viaggio all'interno della fisica della Terra per sfatare i falsi miti più comuni.

Il grande malinteso: la Scala Richter non "cala" con la distanza
Il primo errore comune è pensare che la Magnitudo (misurata con la scala Richter o con la moderna Magnitudo Momento \(M_{w}\)) diminuisca man mano che ci si allontana dall'epicentro.
La Magnitudo misura l'energia totale sprigionata all'ipocentro (la frattura della faglia in profondità). È un valore intrinseco, fisso e immutabile. Se un terremoto ha una magnitudo di 7.5, quel valore resterà 7.5 sia nel punto esatto dell'epicentro, sia per i sismografi posizionati dall'altra parte del pianeta.
Ciò che diminuisce allontanandosi dall'epicentro è invece l'Intensità dello scuotimento del suolo, che viene misurata storicamente con la Scala Mercalli (MMI / MCS) in base ai danni visibili e alla percezione umana.

La matematica dell'energia: l'inganno della scala logaritmica
Per capire la mostruosa potenza di un sisma dobbiamo guardare la matematica dietro la scala Richter. Non si tratta di una scala lineare (dove 6 è un punto in più di 5), ma di una scala logaritmica.
Ogni volta che la magnitudo sale di un solo punto (ad esempio da 5.0 a 6.0), l'energia liberata non raddoppia, ma aumenta di ben 31.6 volte. Anche i piccoli decimali (0.1, 0.2) nascondono balzi energetici enormi.
Ecco una tabella comparativa per capire quanta energia si guadagna a ogni decimo di punto, prendendo come riferimento una scossa base di Magnitudo 5.0:
Tabella logaritmica dell'incremento di energia sismica
Incremento di MagnitudoEnergia liberata rispetto a 5.0Rapporto di potenza / Equivalenza pratica
5.0Valore baseLa scossa di riferimento.
5.1+41% di energiaQuasi la metà dell'energia in più rispetto a 5.0.
5.2+100% di energiaL'energia è esattamente il doppio rispetto a 5.0.
5.3+182% di energiaQuasi il triplo dell'energia iniziale.
5.5+462% di energiaQuasi 6 volte più potente della scossa 5.0.
6.0+3.062% di energiaCirca 32 volte più potente della scossa 5.0.
7.0+99.900% di energiaCirca 1.000 volte più potente della scossa 5.0.

L'Effetto di Sito: perché a 50 km può fare più danni che a 10 km?
Come abbiamo visto, l'energia complessiva decade macroscopicamente con la distanza a causa dell'attenuazione geometrica (le onde si distribuiscono su aree sempre più grandi) e dell'attrito delle rocce. Tuttavia, la risposta locale del terreno può stravolgere completamente le regole della fisica. Questo fenomeno prende il nome di amplificazione locale o effetto di sito.
La mappa dei danni di un terremoto si presenta spesso a "macchia di leopardo" a causa di tre fattori geologici principali:
1. La trappola dei terreni soffici
Le onde sismiche viaggiano velocemente e con oscillazioni piccole dentro le rocce dure e compatte (come il granito). Quando passano da una roccia dura a un terreno "soffice" (argilla, sabbia, sedimenti alluvionali), l'onda rallenta bruscamente. Per conservare l'energia, la stessa quantità di forza si "comprime" nello spazio, facendo impennare l'ampiezza delle onde. Il terreno inizia a oscillare come una gelatina. Una città a 100 km dall'epicentro costruita sulla sabbia può subire uno scuotimento doppio rispetto a una città a 20 km costruita sulla roccia viva.
2. Il caso emblematico del Centro Italia (Ottobre 2016)
Un esempio lampante di questa anomalia si è verificato durante la terribile sequenza sismica in Umbria e nelle Marche nell'ottobre 2016 (culminata con la scossa di magnitudo 6.5 del 30 ottobre). Molti paesi situati a ridosso dell'epicentro, pur subendo crolli drammatici nei centri storici vulnerabili, hanno registrato accelerazioni del suolo inferiori rispetto ad alcune vallate o frazioni situate a 20, 30 o 50 chilometri di distanza. In quelle aree distanti, la presenza di bacini fluviali colmati da sedimenti soffici ha letteralmente intrappolato e amplificato le onde elastiche, scaricando sulle fondamenta delle case un'energia cinetica amplificata.
3. La risonanza degli edifici
Ogni palazzo ha una sua frequenza naturale di oscillazione (i grattacieli oscillano lentamente, le case basse velocemente). I terreni soffici tendono a far viaggiare onde a bassa frequenza (oscillazioni lunghe e lente). Se queste onde colpiscono una città distante ricca di palazzi alti, la frequenza del terreno si allinea a quella delle strutture (effetto risonanza), facendole oscillare fino al collasso, mentre la casa di un piano adiacente potrebbe rimanere intatta.

Conclusioni
I terremoti non si combattono guardando semplicemente i chilometri che ci separano dall'epicentro su una mappa bidimensionale. La pericolosità sismica è un calcolo tridimensionale che fonde la potenza logaritmica immutabile della faglia (Magnitudo) con la geologia profonda e superficiale del territorio (Effetto di sito).
Sapere che un terreno soffice può raddoppiare o triplicare la forza d'urto di una scossa a grande distanza ci ricorda l'unica vera arma a nostra disposizione per difenderci: la mappatura geologica accurata del territorio e, soprattutto, l'applicazione rigorosa dell'ingegneria antisismica su qualsiasi tipo di suolo.
A cura della redazione di Mondo Arcano e del Mystery Investigation & Research - MIR.

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